I viaggi di Gulliver/1

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La contea norvegese che sperimenta un nuovo modo di punire

Senza voler disprezzare l’incantevole bellezza dei fiordi, attualmente la contea norvegese di Vestfold è interessante soprattutto per la sperimentazione di un originale sistema depenalizzante di alcuni reati. Approfittando della recente concessione di autonomia amministrativa,

la contea da un anno sta brevettando una nuova modalità punitiva seguita con interesse da tutto il mondo accademico e giudiziario. In una conferenza stampa della scorsa settimana il suo ideatore, il giurista Bent-Ove Andersen, ha riportato un’impressionate statistica sulla riduzione dei reati che ne è conseguita, ma il numero limitato di abitanti della contea (comunque quasi 250.000) e la difficoltà a immaginare il metodo Andersen in un contesto ambientale differente suggeriscono ancora una certa prudenza. Vale per intanto la pena di riassumerne il contenuto e di ricordare che la sperimentazione riguarda solo pochi reati, tra i quali alcuni  delitti decisamente minori (come la diffamazione, l’ingiuria o la diffusione di contenuti).

 

La parola chiave, depenalizzazione, potrebbe indurre in errore l’ascoltatore frettoloso: nel caso specifico, infatti, essa non indica che i comportamenti in questione vengano derubricati. Invece colui che li compie, in cambio del vantaggio della sospensione condizionale della sua pena, viene escluso dalla prerogativa di poter diventare a sua volta soggetto passivo di quel reato. Insomma, è lui depenalizzato, non il reato che ha commesso.

Il funzionamento si può spiegare con un esempio relativo a una casistica purtroppo ben conosciuta di questi tempi in Italia:  un insegnante di liceo aggredito dal padre di un alunno che ne lamentava la mancata promozione, tale Carsten Jansrud. Con un giudizio per direttissima la Corte di Vestfold, sezione di Tonsberg,ha stabilito che per sei mesi chiunque sarà libero di pestare a sangue Jansrud, per le ragioni più futili o anche in assenza di motivo alcuno, senza che egli possa presentare denuncia e tanto meno rispondere alla violenza (questa seconda eventualità verrebbe trattata come se fosse lui  l’aggressore, con il triplice effetto di sospendere la condizionale, di triplicare la pena a causa della recidiva e di allungare il periodo in cui il soggetto rimane “depenalizzato”: i sei mesi diventerebbero due anni).

 

Non a caso cito per primo il caso di Jansrud, che ha suscitato nella scorsa settimana un certo scalpore, poiché il malcapitato si è visto recapitare due pugni in faccia nel giro di due giorni, uno dal vicino che gli aveva chiesto se si trovasse in casa dell’olio di merluzzo (ricevendo una risposta negativa) e uno dal commerciante al quale aveva chiesto il prezzo di un paio di scarpe accennando poi ad uscire dal negozio senza neppure provarle. Il suo setto nasale non pare recuperabile.

Il personaggio più noto colpito da questa rivoluzionaria riforma (non ancora definitiva però: il parlamento norvegese ha avocato a sé il potere di deciderne la sorte dopo due anni, previo parere della contea) è stato sin qui l’ex sindaco di Aulilund, Havard Northug, che aveva gravemente diffamato un suo concorrente politico, costruendo sul giornale locale un finto scandalo per screditarlo. La corte non ha fatto sconti e Northug è tuttora passibile di diffamazione da parte di chiunque, ed è inutile dire che chi è passato per la guida di una pubblica amministrazione, anche nella civile Norvegia,  a torto o a ragione si crea diverse antipatie: così i media tradizionali hanno allestito persino fotomontaggi (piuttosto grossolani a dire il vero) che ritraevano l’ex sindaco nelle pose più scabrose, né meno feroci sono le falsità effigiate con bombolette spray sui muri di fronte casa del politico o circolanti liberamente sula Rete. Ciò che più colpisce, e malignamente diverte, il visitatore della contea di Vestfold sono gli improvvisi assembramenti più o meno spontanei finalizzati a circondare e palpeggiare un uomo che si era reso colpevole di molestie sessuali sul luogo di lavoro (è controverso sin qui in giurisprudenza se il tentativo brusco di sottrarsi da parte del depenalizzato costituisca una forma di resistenza alla sanzione, da punirsi alla pari della recidiva).

 

Sono certo che la perplessità del lettore sarà la stessa che ho esternato al governatore della contea, Arne Olsen, un robusto settantenne con lunghi capelli bianchi e una pupilla chiara come il sole di mezzanotte: se cioè, di fatto, il numero di reati non stia aumentando, visto che una molestia sessuale viene di fatto sostituita da centinaia di molestie. “Tecnicamente quelli non sono reati poiché colpiscono un soggetto depenalizzato” mi ha ribattuto Olsen “Ciò che ci interessa è la statistica di quelli che continuano a definirsi reati, quelli cioè che vengono commessi verso comuni membri della comunità, non depenalizzati. Ebbene il decremento è del 78% in soli sei mesi. Del resto, sarebbe anche stupido sfogare le proprie turbe o meschinità rischiando una pena quando c’è la possibilità di farci sopra un giro gratis semplicemente indirizzandoli verso i soggetti giusti.”. Se non sono reati, replico, sono però tendenze sadiche. “Il sadismo non lo abbiamo certo inventato a Vestfold. Esiste dovunque e dovunque viene praticato, magari nell’ombra, la differenza è che qui viene alla luce senza infingimenti e si combina con un obiettivo sociale, la riduzione della criminalità e la rieducazione culturale. Come credo in tutto il mondo, ci siamo trovati di fronte all’incapacità delle persone di misurare le conseguenze delle proprie azioni e di domandarsi, prima di esercitare violenza verso gli altri: e se fosse capitato a me?”. Ma, alla fin fine, non si tratta del ripristino della legge del taglione? La consigliera della contea Kristin Ingebritsen è molto decisa nell’obiezione: “La legge del taglione è praticata con lo spirito della vendetta. Noi ci poniamo in modo più asettico. E’ una normale forma di deterrenza, e peraltro non è impedito al soggetto di optare per la pena detentiva normale”.

 

“E’ un’opzione che esiste solo teoricamente” è il parere di Tom Weng direttore del quotidiano “ Vestfold Neyther”, abbastanza critico con la riforma. “In prima battuta la sanzione è la depenalizzazione del reo. In seguito il reo può chiedere la conversione in una pena detentiva normale, ma il tempo per esaminare e accogliere la domanda da parte della corte è assai lungo, ed è abituale che nel frattempo si consumi tutto il periodo di depenalizzazione”. Anche Weng tuttavia riconosce il parziale successo del metodo Andersen “Sicuramente bisognerà pensare a dei correttivi ma è innegabile che il rispetto per la legge ne stia uscendo rafforzato e, per quanto possa apparire inspiegabile, la comunità più coesa”. E’ il mio ultimo interlocutore e si offre cortesemente di accompagnarmi al porto da dove prenderò la nave per Oslo. Arrivati alla banchina scende dal suo lato e immagino sia per salutarmi. Invece ha una spranga in mano e la vibra contro il parabrezza di un’auto frantumandolo nell’indifferenza delle decine di persone incamminate verso l’attracco. Mi accorgo che il veicolo ha anche tre gomme sgonfie. La barca sta partendo e non ho il tempo di chiedergli di quale delitto si fosse macchiato il suo possessore, ma mentre sto salpando sento la sua voce che mi urla dietro: “Lo scriva. Ci sono difetti ma qui il diritto penale è tornato ad appassionare e coinvolgere la collettività più di una partita di calcio. E questo è eccezionale”.

Di | 6 luglio 2018|9, Lo Storiopata|

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