Archivio del mese di giugno 2017

>>giugno

Il mondo non è piú come prima

Di | 30 giugno 2017|Derelitti e delle pene|

Monologhi dal carcere

La sofferenza in carcere, mah, forse è che se uno vede un film si emoziona, e se vede un cartone animato si commuove, che altro c’è, non ci sono carte, ping pong, svago, il massimo è il dadariello, che è la mollica di pane usata come un dado, perché i dadi veri non ci danno il permesso di tenerli, però c’è anche chi non lo tiene il dadariello, ogni giorno che passa è piú sofferenza e la cella è piú stretta, se vado in un altro carcere la sofferenza è finita, quattro ore di passeggio e la socialità, meglio pigliare la condanna e trasferirsi. (altro…)

Di | 30 giugno 2017|Stretti e contraddetti|

Come Karl Kraus, considero per lo più un’aggravante il fatto che uno non possa farci niente.

Testamento biologico, la legge che verrà

Di | 30 giugno 2017|Il futuro della democrazia|

Sette minuti di spiegazione in video

Quattro tracce di temi da maturità (cioè per gli adulti) a partire dai versi di Giorgio Caproni

Di | 30 giugno 2017|Sulla scrittura|

La settimana scorsa gli studenti che stanno sostenendo la maturità sono rimasti sconcertati dalla comparsa fra le prove di italiano di un testo di Giorgio Caproni. Chi è questo Caproni? si sono chiesti molti. Manco era nel programma.

Benedetti ragazzi, ma sarebbe bastato entrare in questo wrog un mese e mezzo fa, quando il volume “Tutte le poesie” di Giorgio Caproni era consigliato come libro della settimana! (altro…)

Tragedie in due messaggi/8

Di | 30 giugno 2017|Fuori strada|

Dopo avere esplorato come si sarebbe comportato Achille Campanile (altro…)

Capitolo dieci: I killer

Di | 30 giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Il trailer del capitolo

Musica consigliata per la lettura del decimo capitolo: Mater tenebrarum (Keith Emerson)

Roberto aveva conservato la fissazione che già lo assillava da bambino, quella resistenza ad addormentarsi durante il giorno per il timore di perdersi chissà cosa di essenziale fosse capitato nello stesso momento. Quando il getto d’acqua gelida proveniente da un secchio che Coda di Cavallo gli aveva buttato addosso lo risvegliò provo lo stesso senso di colpa, tanto forte da offuscare per qualche secondo i terribili dolori alle costole che i pugni e i calci degli aguzzini gli avevano procurato. Ma capì che non si era perso proprio nulla, che la perdita di coscienza doveva essere durata pochi secondi. Nessuno aveva mutato la sua espressione di un sopracciglio, non uno dei banditi, non Amande, non Rose. Si rigirò a terra appena sul lato opposto e Ramon dovette interpretare il movimento come un’educata offerta perché gli tirò ancora un calcio che per fortuna, stavolta, andò per metà a vuoto ma comunque gli fece scricchiolare un osso vicino al gomito sinistro. Gemette e si abbandonò supino, in attesa di un nuovo colpo ma Ramon ghignando si allontanò di qualche passo.

 

“Sì, è meglio che vada di fuori per un po’. Sono di cuore tenero, certe scene mi fanno orrore. Trattamento speciale per le ragazze, Ramon. Ricordi quelle due ad Acapulco?”.

Il viso di Ramon si distese in un sorriso come gli fosse stata rammentata la vittoria in una gara di tuffi dallo strapiombo della Quebrada: “Cristo santo. Avevi detto che è l’unica volta che avevi provato disgusto per te stesso nella tua vita!”. (altro…)

La recensione di Stefano Rodotà sull’emendamento

Di | 28 giugno 2017|Giudizio Universale antologia|

Antologia di Giudizio Universale

Nato con la funzione di migliorare una proposta di legge, troppo spesso usato per ostacolare la maggioranza.

La moda della modifica

L’emendamento è quindi da stroncare? Attenzione, perché è un ingrediente fondamentale della democrazia. (altro…)

Capitolo nove: Briggs

Di | 28 giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Il trailer del capitolo

Musica consigliata per la lettura del nono capitolo: Mouth breather (The Jesus Lizard)

“Ti conviene cambiare atteggiamento, ragazza. Voglio i nomi delle tue compagne. Non dico che in cambio ti prometto un futuro felice ma almeno ti eviti una morte da incubo”.

Rose non replicava. Roberto sollevò la testa, che quasi con amorevolezza materna l’indio gli custodiva sulla sue mani dopo avere mollato la presa sulle spalle, e intravide il volto cupo e determinato della figlia. Briggs accese una sigaretta.

“Dì, la storia di Juan che ha tradito te la sei inventata, vero?”. Espirò un interminabile sbuffo di nicotina e non attese neppure la risposta: “Ero amico di Juan, Ma in quel momento proprio non si riusciva a far ragionare Quintana. Ci è voluto un po’ perché ti mettesse a fuoco”. Rose ne incrociò per un secondo l’occhio e poi abbassò i suoi. Sembrava aver perso la baldanza di poco prima e pareva stanca, piuttosto, come una che non vede l’ora di andare a riposare in hotel dopo un lungo viaggio.

“Vedrai come ti metto a fuoco io appena arriviamo a destinazione” concluse Briggs.

“Lascia andare mio padre” il filo di voce di Rose era molto meno vigoroso delle nuvole di tabacco bruciato di Briggs, simili a lampi di cherosene nella notte. “Non sa nulla”.

“Non sa nulla? E chi sa se lui non sa? Perché ti saresti affrettata a correre qui? Se ci dai tu le informazioni in effetti non abbiamo più cosa farcene del tuo paparino. Altrimenti lo teniamo, all’inizio solo come spettatore, dei tuoi prossimi impegni e vediamo come reagisce. Dai, semplifica le cose e lo faccio scendere dalla macchina”. (altro…)

Capitolo otto: Rose

Di | 26 giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Il trailer del capitolo

Musica consigliata per la lettura del ottavo capitolo: I run (Årabrot)

Rose, che pure non era solita alla franchezza quando si trattava di definire un suo stato interiore, si disse troppo inquieta per rinchiudersi tra le mura di un locale parigino. Una lieve brezza palleggiava le nuvole e il sole velato chiamava alla passeggiata lungo le Tuileries. Scesero a Concorde con la metropolitana, più misurandosi che parlando, e guadagnarono due sedie affiancate, quelle più comode con lo schienale arquato, lungo la fontana solcata dai gorghi circolari delle anatre.

Roberto si ricordò di colpo che doveva verificare l’andamento dei dati su Death Line e mandare un sms a Machaut. L’esordio di Rose, “Chi comincia?” andò a vuoto. “Mi puoi scusare ancora un secondo?” le rispose Roberto compulsando il display “Due minuti per una questione di lavoro”.

“Ti porti il lavoro al parco?”

“E’ una situazione eccezionale. Stiamo sperimentando una app che dovrebbe partire a brevissimo”.

“Vuoi dirmi di che si tratta?”

“Ma no…cioè sì…vedi queste linee, si ricollegano alla salute di certe persone malate…non è facile da spiegare”.

“Non ha importanza. Te lo proponevo se ti faceva piacere. Hai detto tante volte che non ti chiedo mai nulla approfonditamente di te e non ti dico di me. Era un tentativo di introdurre una giornata diversa”. (altro…)

Capitolo sette: Lorette

Di | 25 giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Musica consigliata per la lettura del settimo capitolo: Studio per pianoforte n. 8 op. 12 (Scriabin; Horowitz)

Rose era nata gracilina, accolta subito dall’incubatrice, e la preoccupazione per il suo peso aveva allertato per qualche anno i genitori prima che il pediatra li invitasse apertamente a farsi una ragione della sua costituzione fisica. Del resto la mamma non aveva una struttura diversa: la vera paura di Roberto e della mamma di Rose era che la bimba ripercorresse la medesima china fisica e anche psicologica della madre (visto quanto era costato all’equilibrio psichico di costei) la sua statura di un metro e quarantasei, per giunta applicata a uno scheletro filiforme, che pareva a rischio di spezzarsi se solo qualcuno avesse tirato vigorosamente un braccio, e a una muscolatura insensibile agli incrementi alimentari.

 

Accadeva pure che durante il rapporto la sua eccitazione franasse quando indugiava nello stringerle le braccia o la schiena e perveniva troppo celermente al contatto con le ossa spigolose o quando lei, per chiudere un’imposta da cui cominciava a filtrare troppa luce, si alzava del letto e si allontanava di qualche passo con la sua figurina che a Roberto pareva d’improvviso quella di una Barbie cui fosse stata caricata una molla. Il loro legame, ciononostante, durava e cresceva in tenerezza. Questo non impediva a Roberto di dubitare della profondità dei propri sentimenti e di accrescere l’insoddisfazione per certe giornate passate insieme nelle quali gli sembrava che avessero poco da condividere. Non fece a tempo ad affinare le sue consapevolezze prima che Lorette rimanesse incinta. (altro…)

Come siamo diventati nordcoreani, Krys Lee

Di | 23 giugno 2017|Libri consigliati|

La vita come teoria e come prassi. Nel quotidiano Krys Lee, divisa tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud, dove è nata, organizza assistenza per i rifugiati nordcoreani. In questo avvincente romanzo ce li rende chiari e vivi descrivendo un’orribile zona di confine, quella tra la Corea del Nord e la Cina, (altro…)

Ius soli, demagogie e diritto di voto. E se la cittadinanza fosse a punti?

Di | 23 giugno 2017|Il futuro della democrazia|

Metti che a tua moglie si rompono le acque durante una crociera, a dodici miglia dalla costa degli Stati Uniti. Beh, capace che il pargolo viene fuori dalla pancia e dice: “How are you?”. (altro…)

La recensione sull’archivio nazionale dei film di famiglia

Di | 23 giugno 2017|Giudizio Universale antologia|

Antologia di Giudizio Universale

Quando la cresima diventa Storia

In ogni casa ci sono vecchie bobine che immortalano matrimoni e vacanze. Un’associazione di Bologna ne ha raccolte migliaia: è Home movies, archivio nazionale dei film di famiglia, un vero monumento alla memoria privata. Che, con un paziente lavoro di ricerca, si trasforma in collettiva
(altro…)

Femmina

Di | 23 giugno 2017|Derelitti e delle pene|

Monologhi dal carcere

Se non ti dedichi a te stessa sei una larva, l’abitudine in carcere è di abbandonarsi, donne che non hanno denti, scendono in cortile in ciabatte, passano per i corridoi in pigiama, io entro dal lavoro all’una, faccio due ore e mezza di ginnastica, anche se qui se sei sensuale è un problema, non dico un vestito di Armani, essere femmina oltre che donna, non è permesso, ci sono problemi con le scarpe, niente tacchi, ma anche niente bidet, scaldiamo l’acqua con la bottiglia Uliveto, la sensualità disturba le detenute, gelosie, disturba gli agenti, vogliono la detenuta classica, con i tatuaggi, tagliuzzata, (altro…)

Di | 23 giugno 2017|Stretti e contraddetti|

I ragazzi hanno diritto di divertirsi la sera, non si può mettere il coprifuoco. Ovvio, i residenti hanno diritto alla quiete, ci mancherebbe. Certo, nessuno nega che i locali abbiano diritto di svolgere la loro attività. Si potrebbe vietare l’alcool dopo una certa ora, (altro…)

Lady Macbeth

Di | 23 giugno 2017|Il Nuovo Giudizio Universale|

Recensione del film

Umberto Eco soleva indicare “La metamorfosi di Kafka” come esempio perfetto di verosimiglianza letteraria. Una volta accettato il primo rigo, e cioè che Gregor Samsa potesse svegliarsi un mattino nel corpo di uno scarafaggio, tutto il resto del racconto scorre con assoluta coerenza. (altro…)

Resistenze

Di | 23 giugno 2017|Open space|

Antonella Giani dell’associazione culturale Giardino forbito che resiste al macero dei libri con il progetto “Il libro che fu forbito al macero NO”

Capitolo sei: Giselle

Di | 23 giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Musica consigliata per la lettura del sesto capitolo: En Deutsche Requiem (Brahms) diretta da Gardiner

“E’ un parente? Non avevo mai visto nessuno con lui”

“No, io…io faccio parte di un’associazione di volontariato. Veniamo…veniamo negli ospedali ad assistere chi non ha nessuno vicino e a dire una preghiera per lui”.

Il labbro della donna si gonfiò ancora e la bocca prese un tratto espressivo che oscillava tra il benevolo e il sardonico.

“Ho sentito che gli parlava. E’ bello questo, anche se non può sentirla. Anzi, è bello proprio perché non può più sentirla”.

Roberto esitò prima di replicare: “In che senso?”

“Nel senso che lo trovo un bell’omaggio. Tra persone coscienti la metà del tempo la passiamo parlando a persone che non ci ascoltano, e la consolazione è che faremo altrettanto quando sarà il loro turno. Ma qui è differente. Lui è già lontano da qui.  Però il suo corpo ancora si aggrappa a quello che trova. E noi gli infiliamo tra le dita l’ultimo biglietto di saluto. Guarda che anche se non ci sei più io ti parlerò egualmente. Con mio marito lo faccio da tre mesi ormai”. (altro…)

Capitolo cinque: Gaston

Di | 21 giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Musica consigliata per la lettura del quinto capitolo: Sour Times (Portishead)

Tese il guinzaglio e alla fine riuscì a sganciarsi gettandosi abbaiando fuori dal marciapiede. “Kelly” gli strillò dietro la padrona, ma il cane, avanzato di qualche metro sino quasi alla linea di mezzeria, si tratteneva sulla strada, ignorandola. La donna lo chiamò ancora ma la voce le uscì fioca, si portò sul bordo del marciapiede e con il guinzaglio che le pendeva si accingeva ad attraversare per riprendere il cane. Fu a questo punto che fece un gesto che a Roberto parve del tutto incongruo e, invece di voltarsi dal lato sinistro per controllare che non arrivassero macchine, si girò inequivocabilmente a guardare Gaston e alzò lentamente la mano destra in un segno di saluto, che Gaston ricambiò. Poi mosse decisa giù dal marciapiede e la berlina che sopraggiungeva a non meno di sessanta all’ora la travolse in pieno e la trascinò per una decina di metri davanti prima di completare la frenata. Kelly emise un latrato lancinante e cercò di infilarsi sotto il paraurti. Di lei si vedevano le gambe immobili.

 

“Salutato? Sì, somiglia a un saluto. E’ il gesto d’intesa finale. Significa che mi ha visto, che sa tutto, che è tutto a posto, che è pronta. Che non c’è violenza, che è solo il destino che segue il suo corso, che la pratica dell’ufficio si può archiviare, che spera di non aver dato disturbo. Che domani mattina non vedrà il sole. Che non serba rancore a nessuno”.

 

Come aveva potuto rimuoverlo così a lungo? Aveva quindici anni, erano sul campo di terra rossa insieme. La madre era morta in ospedale pochi mesi prima e Roberto non aveva potuto fare a meno di pensare che quel padre così assente ne avesse la colpa. (altro…)

Capitolo quattro: Amande

Di | 19 giugno 2017|Istruzioni per non morire|

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Musica consigliata per la lettura del quarto capitolo: Waltz for Debby (Bill Evans)

Quel giorno emerse dai veli e rotolò sotto Roberto. Le bocche lanciarono le reti. Il seno di Amande era un commento a margine, e Roberto si rassicurò nel percepirlo carico di attese. Lo lesse con cura, senza perdere il segno con il dito e infine lo riepilogò in un’unica stretta. La lingua di lei reagì con una scossa elettrica e si disperse per portare la buona novella al corpo tutto di lui. Lui le entrò dentro subito con un’aggressiva voglia di vivere che lei scambiò per rabbia.

 

“Questa è finalmente l’occasione di farti cogliere la qualità del lavoro che faccio” riprese Amande.

“In che senso, scusa?”

“Ma l’hai capito  che cosa fa il coach? Ti aiuta a risolvere dei problemi, a prenderli dal verso giusto”

“Non mi sento nello spirito di scherzare Amande”

“E chi sta scherzando? Il coach è un allenatore per migliorare la propria vita. Allenare qualcuno per salvarla è appena un passo più in là. E’ lo stesso spirito”

“Non mi piace quando esageri nel porti al centro di tutto. Io ti sto parlando della mia vita in pericolo e tu la prendi come un’occasione professionale. E anche quest’eccesso di autocontrollo di fronte a un’enormità del genere…evidentemente non mi credi” (altro…)